FONTE: INGVVulcani

Le immagini che circolano sia sui social che sui mezzi d’informazione in questi giorni mostrano l’Etna con impressionanti pennacchi di cenere scura (vedi figura 1 e video registrato da una telecamera di sorveglianza dell’INGV a Catania), a volte anche scene di balconi e macchine coperti della stessa cenere. Tutti questi sono messaggi che potrebbero fare intendere che il vulcano è nuovamente in eruzione, dopo i drammatici eventi eruttivi e sismici di fine dicembre 2018. In effetti, non si tratta esattamente di una nuova eruzione, bensì di una semplice ripresa dell’attività sommitale persistente che caratterizza la normale vita del vulcano.

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Figura 1Emissione di cenere dal Cratere di Nord-Est (NEC) la mattina del 18 febbraio 2019, ripresa dalla telecamera di sorveglianza dell’INGV-OE di Catania posta a Milo. Le linee colorate in modo differente indicano approssimativamente i profili topografici osservabili da quella posizione dei vari crateri sommitali dell’Etna: NSEC= Nuovo Cratere di Sud-Est; BN= Bocca Nuova; VOR= Voragine.

 

L’eruzione avvenuta tra il 24 e il 27 dicembre 2018 ha avuto origine da una fessura che si è aperta sull’alto fianco sud-orientale dell’Etna, generando la più bassa bocca eruttiva a quota 2400 metri slm, dentro la Valle del Bove. Un’eruzione durata solo tre giorni, assai modesta sia per i volumi di lava eruttati (circa 3-4 milioni di metri cubi) che per area coperta dalle lave (meno di 1 chilometro quadrato), ma accompagnata da una intensa sismicità culminata con il terremoto del 26 dicembre (magnitudo ML=4.8), prodotto dalla Faglia di Fiandaca, che ha causato molti danni agli abitati posti lungo il basso fianco sud-orientale del vulcano.

Dopo la fine dell’eruzione l’attività sismica è proseguita, pur se in progressiva diminuzione. L’ultimo terremoto significativo, un evento di magnitudo ML=4.1, è avvenuto l’8 gennaio 2019 lungo il sistema di faglie della Pernicana, sul fianco nord-orientale etneo. Da allora, l’attività sismica è stata caratterizzata da scosse frequenti, ma di modesta magnitudo, livelli del tutto “abituali” per gli standard etnei, anche se la percezione della popolazione residente può essere ben diversa e risultare amplificata dopo gli eventi di dicembre 2018.

Figura 1
Figura 2Emissione di cenere dal Cratere di Nord-Est dell’Etna all’alba del 19 febbraio 2019, vista da Tremestieri Etneo (20 km a sud dalla cima del vulcano). Foto di Boris Behncke, INGV-OE.

 

Dai primi giorni di gennaio 2019, invece, stanno continuando, in maniera intermittente, le emissioni di cenere da due dei crateri sommitali del vulcano: principalmente dal Cratere di Nord-Est (figura 2) e in maniera più sporadica dal cratere Bocca Nuova. L’INGV Osservatorio Etneo sta monitorando attentamente questa attività, con osservazioni vulcanologiche sul campo, analisi della sismicità e di altri parametri geofisici e lo studio delle rocce e dei prodotti eruttati.

L’esame preliminare delle ceneri ricadute al suolo e prelevate in momenti diversi, indica che si tratta prevalentemente di materiale roccioso “vecchio”, già presente nel sistema dei condotti centrali del vulcano. Il fatto che, al momento, non sembra esserci risalita di nuovo magma verso la superficie è confermato anche dall’ampiezza del tremore vulcanico, relativamente bassa, la cui sorgente è localizzata in una posizione più profonda rispetto alle settimane che hanno preceduto l’eruzione di dicembre.

Tuttavia, i pennacchi gassosi emessi in queste settimane sono, spesso, molto carichi di cenere.  In questi casi, pertanto, le autorità aeronautiche sono costrette a chiudere temporaneamente l’aeroporto internazionale Fontanarossa di Catania, precludendo al traffico alcuni spazi aerei posti attorno all’Etna.

Articolo redatto da Boris Behncke e Marco Neri, utilizzando i dati ottenuti dalle reti di monitoraggio dell’INGV.

https://ingvvulcani.wordpress.com/

Con il titolo: lo spettacolare  scatto di due giorni fa di Salvatore Lo Giudice

Gaetano Perricone

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