NERUDAdi Antonella De Francesco

Non si tratta esattamente di un film “biopic ” che, in gergo cinematografico significa “biografico”, se perfino il regista Larrain ha avvisato il suo pubblico di non andare a vederlo per sapere di Pablo Neruda .
Certo non mancano i riferimenti storici ad alcuni avvenimenti della sua vita e, in particolare, alla fuga cui fu costretto dal presidente Videla dopo che , salito al governo, tradì la fiducia dei suoi elettori reprimendo nel sangue le proteste dei lavoratori e costringendoli al silenzio .
È piuttosto un film onirico che si svolge tutto nella mente di Neruda – un Neruda cinematografico – e del suo inseguitore , il poliziotto Peluchonneau. Costui che non aveva avuto alcuna vita fino a quell’incarico (che gli avrebbe dato notorietà ), figlio di una prostituta che , come Neruda , si era dato un nome inventato (letto da una statua che raffigurava un poliziotto veramente famoso) ritrova finalmente una vita , uno scopo e anche un briciolo di umanità attraverso l’inseguimento di Neruda .
Ma resta il burattino di Neruda perché è lui che quasi ne decide il destino, come se anticipasse quello che da lì a poco accadrà veramente . Neruda è protagonista assoluto di questo gioco di specchi, di questo labirinto di luoghi e di personaggi , colui che alla fine gli renderà merito pronunciando il suo nome , che anche nella fuga ci spiega la forza della letteratura , la capacità di dare vita e speranza a chi è oppresso, di inventare storie e divulgare cultura anche nei bordelli, se è il caso, declamando poesie d’amore .
Non è un film facile , non è un film accattivante , è un film forse più per i critici , ma negli ultimi quindici minuti , attraverso la voce del narratore – inseguitore, ci spiega il senso di tutto, ci da la dimensione straripante di questo grande autore della letteratura, della sua dignità , di quella sua forza espressiva che ha forgiato tutto il Cile, quel poeta che , sui banchi di scuola, forse un po’ perplessi e svogliati abbiamo studiato distrattamente e che adesso, con maggiore maturità, dovremmo tornare a leggere.

Antonella De Francesco

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