(Gaetano Perricone). Anche nel carcere di Augusta, come in tante case di reclusione italiane, i detenuti si sono ribellati contro le nuove disposizioni del Ministero della Giustizia che regolano, in modo coerente alle indicazioni generali per contrastare il Coronavirus, le visite dei parenti e le distanze nei colloqui. E’ stata, quella di lunedì 9 marzo, una giornata di ordinaria follia in molte carceri, che ci riporta alla mente la notte di rivolta nel carcere di Augusta scoppiata nella notte tra l’1 e il 2 giugno 1985. L’episodio è magistralmente ricordato da Sergio Buonadonna, grande giornalista e ai tempi cronista e collega del giornale L’Ora di Palermo, per 15 anni il “mio” giornale, in questo articolo scritto per la pagina facebook “L’Ora Edizione straordinaria” alla vigilia della presentazione dell’omonimo, bellissimo libro di memorie a Siracusa il 9 gennaio scorso. Per gentile concessione dell’autore, il carissimo amico Sergio che ringrazio di cuore, abbiamo il piacere e l’onore di pubblicarlo sul nostro blog, per offrire un  prezioso contributo di memoria storica. 

 

Sergio Buonadonna, primo da destra, con Carmelo Miduri, Gaetano Perricone e Roberto Leone a Siracusa il 9 gennaio 2020 per la presentazione del libro "L'Ora Edizione straordinaria"
Sergio Buonadonna, primo da destra, con Carmelo Miduri, Gaetano Perricone e Roberto Leone a Siracusa il 9 gennaio 2020 per la presentazione del libro “L’Ora Edizione straordinaria”

di Sergio Buonadonna

Era la notte tra il 1° e il 2 giugno 1975 quando mi svegliò a Siracusa una telefonata di Salvo Licata, allora capo del settore regionale de L’Ora. “Rivolta nel carcere di Augusta. Corri”. Ero a Siracusa sulla scia di Berardino Andreola, sedicente terrorista affiliato addirittura alla Baader Meinhof, arrestato per il tentato e molto oscuro sequestro di Graziano Verzotto, potente presidente dell’Ente Minerario Siciliano. Senatore democristiano e a lungo segretario della Dc siciliana, stretto collaboratore di Mattei ma anche compare d’anello del boss Di Cristina e persino patron del Siracusa Calcio. Un uomo che sapeva troppo: da Mattei a Sindona. Ma Andreola era solo una spia, un infiltrato dei servizi fatto passare per braccio destro di Feltrinelli mentre era solo  confidente del commissario Calabresi.

Quante ombre e misteri intorno a vicende stranamente legate fra loro: la strategia della tensione, il sequestro De Mauro, i legami tra Verzotto e il famoso avvocato Guarrasi, le  azioni di un terrorismo rosso vero ma spesso anche presunto che faceva girare nelle carceri siciliane documenti cifrati contro lo Stato Imperialista delle Multinazionali.

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Come nel caso della rivolta di Augusta, otto uomini disperati con condanne pesantissime per rapine, sequestri di persona, tentati omicidi e omicidi. Tra essi anche un ergastolano. Furono ventuno ore di drammatica tensione, tra un tentativo di evasione fallito, una guardia carceraria gravemente ferita, le altre in mano ai rivoltosi, richieste di potenti auto per la fuga, e in mezzo farneticanti rivendicazioni politiche che trovarono sponda in una figura femminile allora emersa dalle maglie di movimenti libertari: Giuliana Cabrini.

L’Italia l’aveva conosciuta per le “scandalose” lezioni di sesso che lei docente di latino e greco impartiva in un liceo di Novara e che raccontò nel libro “Alla mia prof con rabbia”, il suo “attimo fuggente”. Ad Augusta la chiama Marco Sansone, un detenuto di Vittoria, apparentemente alla testa dei rivoltosi. Da un corridoio del carcere che lambiva un passaggio in cui noi cronisti tentammo di avvicinarci il più possibile, lanciò il suo proclama elementare e ben poco politico: “Voglio ‘a libbertà”. Nessuno ovviamente poté averla, ma la rivolta fu ammantata di intenti rivendicativi con l’arrivo di Giuliana Cabrini allora segretaria della “Lega socialista non violenta dei detenuti perseguitati dalla  giustizia di regime”.

La Casa di reclusione di Augusta oggi (foto da Sicilia Network)
La Casa di reclusione di Augusta oggi (foto da Sicilia Network)

Catapultata da Torino Caselle a Fontanarossa, la Cabrini convinse gli otto alla resa con la parola d’ordine: “Un rivoluzionario piange solo di gioia”. Una magia che bastò. E i ribelli ottennero ottennero solo di essere trasferiti in carceri più vicine alle loro famiglie.

Con il titolo: l’articolo de L’Unità del 3 giugno racconta la fine della rivolta al carcere di Augusta 

 

Gaetano Perricone

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