SANTO AGHIOS

di Santo Scalia

Nel 1907, nel volume XVI degli Atti della Reale Accademia dei Lincei di Roma, il professor Gaetano Ponte scriveva: «A 300 m. NNE dell’Osservatorio vi è il Vulcarolo, piccolo cratere che da tempo immemorabile emette continuamente grandi masse di vapore acqueo caldissimo […]».

Il Cratere Centrale dell’Etna ad inizio del XX secolo. A destra è visibile la fumarola detta Vulcarolo
Il Cratere Centrale dell’Etna ad inizio del XX secolo. A destra è visibile la fumarola detta Vulcarolo

Ponte subito aggiunge: «[…] con spesa non grandissima, potrebbesi condurre all’Osservatorio e dare per condensazione ottimo riscaldamento ed acqua tepida, utilissima per tanti usi e fors’anche potabile dopo raffreddamento ed aerazione.»

Come puntualizza il professor Annibale Riccò, nello stesso volume degli Atti già citato, «All’Osservatorio Etneo non si può utilizzare per l’alimentazione l’acqua che cade dalle tettoie, perché queste sono dipinte ad olio e biacca, onde siano meno intaccate dalle emanazioni del cratere centrale […] quindi si fa uso di acqua di neve fusa al sole o al fuoco e poi filtrata, che però ha sempre un cattivo sapore.»

Un’altra cartolina postale della mia collezione. Il Cratere Centrale e, all’estrema destra, il Vulcarolo
Un’altra cartolina postale della mia collezione. Il Cratere Centrale e, all’estrema destra, il Vulcarolo

Vari tentativi, come qui dimostrato grazie ad alcune foto del Fondo Ponte dell’Archivio Fotografico Toscano(http://fondoponte.aft.it/fondoponte/controller), furono fatti per raggiungere l’obiettivo: inizialmente solo per riuscire ad ottenere dell’acqua liquida raccolta in un contenitore posto in prossimità della fumarola, localizzata ai piedi del Cratere Centrale dell’Etna; poi, con soluzioni sempre più sofisticate, per ottenere una maggiore quantità di liquido e per poterla canalizzare fin dentro all’Osservatorio.

Il professor Ponte aveva molto a cuore la realizzazione di questa sua idea: infatti nel 1927 scrisse, sul Bollettino dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, Il vulcarolo dell’Etna e l’utilizzazione del suo vapore acqueo ed ancora, nel 1931, sullo stesso Bollettino, Il vapore acqueo del vulcarolo, utilizzato per l’alimentazione idrica dell’Osservatorio Etneo.

Foto G. Ponte. Primi tentativi
Foto G. Ponte. Primi tentativi
Foto G. Ponte 1932
Foto G. Ponte 1932
Foto G.Ponte 1938
Foto G.Ponte 1938

Alla fine l’ingegner Malerba, allora Capo dell’Ufficio Tecnico dell’Università di Catania, progettò e realizzò una versione di condensatore più efficiente e finalmente l’Osservatorio Etneo fu dotato di… acqua corrente! La disponibilità di acqua raggiunse il metro cubo al giorno.

Aprile 1971. Vulcarolo è già sepolto dalle colate laviche. L'Osservatorio lo sarà totalmente qualche giorno dopo. Foto S. Scalia
Aprile 1971. Vulcarolo è già sepolto dalle colate laviche. L’Osservatorio lo sarà totalmente qualche giorno dopo. Foto S. Scalia

La soluzione, ipotizzata dal Ponte nel 1907 rimase funzionante fino ai primi anni ’60. Nell’aprile del 1971 alcune bocche eruttive si aprirono poche decine di metri a monte dell’Osservatorio e del Vulcarolo: entrambi furono cancellati dalle colate laviche.

Con il titolo: il condensatore del Vulcarolo negli anni ’60 (collezione personale)