“Etna 1983, il tentativo. In quel cantiere della deviazione io c’ero”. La testimonianza e la fotocronaca di un protagonista
Pubblicato il da Gaetano Perricone - aggiornato il - Luoghi, scienza e divulgazione, Storia
di Gaetano Perricone, con Luciano Signorello
Quando nella mattinata di lunedì 14 maggio ho pubblicato su questo blog il bellissimo articolo di Santo Scalia (e MarioMattia) sulla tentata deviazione della colata dell’Etna in quella storica notte del 1983 ( http://ilvulcanico.it/14-maggio-1983-sulletna-quella-movimentata-notte-di-35-anni-fa-la-deviazione-della-colata-quando-non-cera-internet-e-la-sicilia-fece-la-ribattuta-con-il-film-di-fanfan-le-guern/), un mio vecchio e caro amico ed ex compagno di lavoro, Luciano Signorello, uno che della Muntagna e delle sue storie se ne intende, ha subito scritto sul suo profilo feisbuc un gran post, con qualche magnifica foto di quella notte e, soprattutto, con la frase finale “io c’ero“.
E sì che c’era e con un ruolo di protagonista. Infatti lavorava allora per la Provincia Regionale di Catania ed era responsabile proprio del cantiere della deviazione (c’erano 6 cantieri e per ognuno c’era un responsabile). Presto fatto. Ricordando che più volte, nel corso dei nostri anni di lavoro in comune, Luciano mi aveva accennato con molta passione a quella sua esperienza assolutamente unica e speciale e ricordando anche quanto mi appassionai a quella vicenda etnea da giovane giornalista della redazione del mitico quotidiano L’Ora di Palermo, con un immediato messaggio WhatsApp gli ho chiesto se la sentiva di dare al blog IlVulcanico.it la sua preziosa testimonianza di quell’evento di 35 anni fa assolutamente fondamentale nella storia dell’Etna. La risposta si è fatta attendere … pochi secondi: insieme al sì, mi è arrivato un “power point” straordinario di qualche anno fa, con le sue tante foto mozzafiato della notte della tentata deviazione, intitolato proprio “Etna 1983. Il tentativo“, che troverete in spettacolare sequenza nella gallery con questo articolo.
Ma ecco, con qualche mia discreta e limitatissima interlocuzione e poche domande, l’interessantissimo racconto “dal vivo” di quella indimenticabile notte. Che ho voluto raccogliere e trasmettervi, senza alcun giudizio o valutazione su un intervento che ancora oggi provoca enormi e interminabili discussioni, perché si tratta di una testimonianza davvero preziosa di chi ha partecipato in prima linea. Non conta neanche la mia opinione, del tutto inutile e superflua di fronte a una precisa ricostruzione dei fatti. In questo caso, conta soltanto la memoria storica e la forza evocativa delle immagini, una vera e propria fotocronaca, che Luciano Signorello ci ha messo molto gentilmente a disposizione, per le quali lo ringraziamo tantissimo.


Qual è, a questo punto, il sentire della gente rispetto all’andamento dell’eruzione ?
“Questo avvenimento fa aumentare la preoccupazione della popolazioni di Nicolosi, Belpasso e Ragalna, che cominciano a chiedere a gran voce un intervento per cercare di “arrestare” il flusso lavico – continua Luciano Signorello – Il flusso si concentra in direzione di Monte Parmintelli e interrompe la strada Adrano-San Leo, arrivando a meno di 3 km da Ragalna. E così il 28 aprile, dopo diversi giorni di insistenze ed indecisioni, la Commissione Grandi Rischi approva un piano di intervento che consiste principalmente nel tentativo di deviare la colata e di costruire dei setti di contenimento.Il tentativo di deviazione consiste nell’aprire una breccia nell’argine naturale della colata, a monte dell’ingrottamento maggiore, a mezzo di cariche esplosive, per far “ricominciare” il cammino della colata, quasi dalla bocca eruttiva originaria. L’operazione viene fissata per il 14 maggio“.
Ed eccola, quella notte, nella parole emozionate del testimone Luciano: “Era il 14 maggio del 1983. Non dormivamo da 72 ore. Avevamo capito che avremmo vinto quella battaglia, ma non la guerra. Ci avevano inseguiti tutto il pomeriggio e la notte affinché facessimo brillare le mine. Il motivo? Televisivo! Lo spettacolo! Alle 4 del mattino finalmente arrivammo al countdown. Ma dovemmo restare il piedi altre 24 ore. In ogni caso ci eravamo riusciti e, soprattutto, avevamo capito e verificato molte cose. Per una serie di circostanze complementari si riuscì nell’intento di rallentare il fronte lavico. Io c’ero!”
Conclude Signorello: “Dal momento di inizio cantiere succederà di tutto ed ogni volta bisognerà affrontare una nuova emergenza e risolverla velocemente. Si arrivò a lavorare anche 24 ore ininterrottamente e su più fronti contemporaneamente. Il 6 di agosto di quell’indimenticabile 1983 , tutti i componenti della squadra tecnica della Provincia Regionale ci ritirammo dai cantieri, per tornare negli uffici di Catania. Io me ne tornai a casa, ero partito una notte di fine aprile, tornai all’alba del 6 agosto, e dormii per due giorni di fila. Un’ultima cosa. Siccome molti si convinsero che l’intervento finì con la volata (n.d.r, tecnicamente l’esplosione), nelle foto della gallery è evidenziato il grande lavoro di contenimento della colata, che riprese da Monte Castellazzo e che si riversò sulla precedente”.














































