di Gaetano PerriconeECCOMI QUA

Svelato il mistero, anzi niente misteri. Sulla notizia, portata alla luce da questo blog da Giuseppe Riggio, della grande croce di ferro (2,50 m. di altezza, 1.70 m. il braccio trasversale) appoggiata sulla sabbia vulcanica alla base del Cratere del Laghetto, Etna Sud, dedicato a JosemariaEscrivà de Balaguer, il sacerdote fondatore dell’OpusDei dichiarato santo, abbiamo ricevuto una lettera che fornisce una ricostruzione della storia della croce dalle origini, 16 anni fa e chiarisce la paternità dell’idea. Ce l’ha inviata l’ingegnere Mimmo Inzerillo – palermitano, direttore della Residenza Universitaria Alcantara dell’Associazione Arces, vicina all‘Opus Dei – , che ha promosso l’iniziativa e che, per una di quelle incredibili coincidenze della vita, è stato un mio caro compagno di classe al Liceo Umberto e è un vecchio amico.
Volentieri la pubblichiamo integralmente, come utile contributo di chiarezza per una vicenda che ha suscitato (e quasi certamente continuerà a suscitare) clamore e polemiche. Da parte nostra, manteniamo tutte le perplessità sulla scelta del luogo per la croce e, come abbiamo detto con estrema franchezza a Inzerillo, auspichiamo un passo indietro sull’installazione come gesto di grande attenzione nei confronti di tante sensibilità diverse e di posizioni contrarie emerse in questi giorni anche da parte di molti credenti.
Mimmo Inzerillo sull'Etna
Mimmo Inzerillo sull’Etna
Caro Gaetano,
 
ti scrivo in relazione allo scritto del dottor Giuseppe Riggio  pubblicato sul tuo blog, a proposito della croce di ferro che dovrebbe essere collocata sull’Etna ai piedi del Monte intitolato a san Josemaría Escrivá (con delibera del Consiglio Comunale di Nicolosi nell’estate del 2002, n.d.r.).
Intanto ti ringrazio per l’opportunità che mi offri di informare meglio l’opinione pubblica e ne approfitto per dare qualche spiegazione ai vostri lettori. Come certamente saprai, san Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei e canonizzato nel 2002 da san Giovanni Paolo II, nel corso di un viaggio in Sicilia, nel giugno del 1948, si recò proprio sull’Etna fino al Grande Albergo e rimase ammirato del magnifico ambiente etneo, della maestosità del luogo e della ricchissima flora. Come vedi, si tratta (a quanto mi risulta) dell’unico santo della Chiesa che sia stato sull’Etna, a parte il famoso episodio che coinvolse il Beato Dusmet ! È normale, quindi, che chi vuole bene a Catania, all’Etna e anche a san Josemaría, trovi logico che l’avvenimento sia celebrato.
san Josemaria Escrivà
san Josemaria Escrivà
Per questo fin dal 2002, proprio in previsione della canonizzazione e seguendo tutti i tramiti previsti, ottenuti tutti i permessi (delibera del Comune di Nicolosi, parere positivo della Prefettura e del Parco dell’Etna) fu deciso di intitolare al santo un cratere, apponendovi una stele commemorativa. Un anno dopo però, una delle colate più forti degli ultimi anni, provocò la distruzione della lapide e della croce di legno che vi era stata apposta.
Da qui, sempre con l’impegno di chiedere i vari permessi – ottenuto il permesso dal Comune di Nicolosi che ho presentato in qualità di direttore della Residenza Universitaria Alcantara, si presenterà a breve la relazione per la valutazione di incidenza ambientale richiesta dall’Ente Parco dell’Etna – si è pensato di rimettere la stele commemorativa in materiale più duraturo, accompagnandola con una croce di ferro, simbolo da sempre, per il nostro cuore di cattolici siciliani, di unione e di accoglienza, ma soprattutto indice di quella grande sacralità che l’imponente vulcano ispira al cuore dei catanesi e dei siciliani.
Ti posso assicurare che molti turisti ed escursionisti negli anni passati si sono recati sull’Etna per poter vedere il Monte san Josemaría e fotografarlo, essendo la sua devozione ormai di portata universale. Mi è successo personalmente di udire da parte di questi “pellegrini” apprezzamenti appassionati sulla bellezza e maestosità dell’Etna. Ricordo in particolare un Sacerdote, Don Salvatore Longo, che quasi tutte le settimane si avvicinava alla stele di San Josemaria. La stele all’inizio del sentiero che porta in vetta è un necessario punto di riferimento per i pellegrini.
Spero che questa vicenda si sistemerà. Io sono un montanaro appassionato, amante delle vette e della maestosità della montagna. Ho fatto vari 4.000 e preferisco di gran lunga la montagna al mare. Avere una vetta intestata a San Josemaria sul monte Etna è una gioia troppo grande, per me come per tanti altri. Ed è un segno di grande apprezzamento per la “nostra montagna sacra”.   
Mimmo Inzerillo
Direttore della Residenza Universitaria Alcantara dell’Associazione Arces, le cui attività di “formazione spirituale” sono affidate all‘Opus Dei.
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RIGGIO
Riceviamo e pubblichiamo il commento-replica di Giuseppe Riggio, autore dell’articolo del 4 agosto scorso http://ilvulcanico.it/un-crocifisso-sulletna-per-lopus-dei/

Ringrazio il direttore della residenza universitaria Alcantara per la cortese lettera che certamente fornisce alcuni chiarimenti sulla vicenda della croce, ma per altri versi induce un giudizio ancora più severo su quello che è avvenuto o stava per avvenire in una zona di grande rilevanza paesaggistica.

Innanzitutto perché l’autorizzazione del Comune di Nicolosi fa riferimento al ripristino di piccoli manufatti – una croce in legno ed una targa – che per stessa affermazione del signor Inzerillo dovevano esserci sino a 15 anni fa, ma il cui ripristino (con un croce in ferro di quasi tre metri, già portata sui luoghi e pronta all’installazione) non è stata mai autorizzata dal Parco, che peraltro – nel frattempo- è pure divenuto area Unesco, Patrimonio dell’Umanità.

Anche la difesa dell’intitolazione dell’imponente cratere del 2001 a san Josemaria Escrivà mi lascia in verità perplesso, soprattutto quando si rivendica la visita del sacerdote spagnolo -nel 1948- al Grande Albergo quale unica presenza di un santo della chiesa cattolica sull’Etna. Basti pensare al lungo eremitaggio di San Nicola Politi – patrono di Adrano– in una grotta del versante ovest del vulcano, oppure al veneratissimo transito da Trecastagni dei Santi Alfio Filadelfo e Cirino per comprendere che l’affermazione andrebbe quantomeno meglio calibrata.

L’impressione è che nel complesso la forzata dedicazione al fondatore dell‘Opus Dei del Cratere del laghetto (con l’attuale ulteriore atto della pretesa posa della Croce) non abbia giovato alla causa dei postulanti, come dimostra lo scarso uso della discussa denominazione sia da parte del mondo scientifico che in ambito cartografico.

 

 

Gaetano Perricone

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