di Gaetano Perricone

4 COSENTINO

I miei oltre 41 anni di mestiere di giornalista e il conseguente disincanto non hanno minimamente attenuato la mia curiosità, che è ancora quella di quando cominciai a fare questo meraviglioso lavoro. E la curiosità porta a scoprire storie … curiose.

Così, soffermandomi a guardare la lista delle nomination ai premi Oscar 2020, che saranno assegnati nella cerimonia del prossimo 10 febbraio a Los Angeles (come sempre di notte in Italia), la mia curiosità si è fermata sul film d’animazione Dov’è il mio corpo? (J’ai perdù mon corps il titolo originale francese, I lost my body in inglese) del 2019 diretto da Jeremy Clapin basato sul romanzo del 2006 Happy Hand di Guillaume Laurant. Il perché di questa mia attenzione particolare, tra l’altro da persona che segue il cinema ma che certamente non è un esperto, è presto detto: la storia del corpo perduto mi ha ricordato subito qualcosa.

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Ho cercato la trama sul web: senza scendere nei particolari, è la storia di una mano mozzata, ibernata in un reparto di un ospedale parigino, che decide di fuggire per trovare il corpo a cui appartiene. Scoprirà di essere di un giovane di origine magrebina, di nome Naoufel. Il ragazzo, dopo un’infanzia e un’adolescenza difficili, diventa corriere per una pizzeria, sebbene avesse sognato di diventare pianista o astronauta. Durante il suo lavoro, il giovane incontra inoltre Gabrielle, ragazza di cui si innamora.

Ho voluto vedere il film e l’ho trovato sicuramente ben fatto sotto il profilo tecnico, dell’animazione e anche a tratti poetico, come sottolineato da alcune recensioni. E, sempre seguendo l’idea iniziale che mi ha spinto ad approfondire, sono pure riuscito a procurarmi e a dare una lettura al libro a cui Dov’è il mio corpo s’ispira, trovando in realtà non tantissimi punti di collegamento. O forse sono stato io a non  trovarli o peggio ancora a non comprenderli.

A quel punto, idee e ricordi hanno preso forma nella mia mente in modo chiaro: il film tra i candidati all’Oscar del cinema 2020 per le opere di animazione ha qualche somiglianza, nelle scene e anche un pò nei contenuti, con un altro film  che mi è piaciuto tanto, anzi mi ha entusiasmato: Handy  ( sottotitolo: la rivolta delle mani siciliane), Italia 2013, di Vincenzo Cosentino, giovane regista siciliano di Siracusa, che ha aperto nel luglio 2017 la 63esima edizione del Taormina Film Festival. 

HANDONE

E’ l’occasione buona per riparlarne, dando il giusto risalto a un progetto cinematografico e culturale intelligente e originale, una piccola opera d’arte realizzata con pochissime risorse (13mila euro) ma con tanta passione e determinazione da parte del regista. Film davvero e assolutamente indipendente, dunque, con risultati eccellenti e con grandi apprezzamenti negli Stati Uniti, dove Vincenzo Cosentino ha presentato Handy in un lungo giro. Ha partecipato ai Film Festival di Austin, Cleveland, Atlanta, Los Angeles Ita, Newport Beach, St. Louis, Heartland; Nominations per la miglior Regia all’Orlando Film Festival, per la miglior Regia e il Montaggio al New York Hoboken Film Festival, per il Miglior Film al Fantasporto.

L’Oscar per la genialità e l’originalità lo meriterebbe la deliziosa storia su cui si basa il film di Cosentino. In  Sicilia corre l’anno 1995 e un bambino di nome Martini ha un sogno: diventare scrittore. Per 30 anni Martini però realizza solamente pessime storie, scrivendole con la sua mano sinistra, ignorando la sua talentuosa mano destra di nome Handy. Durante una notte però capita l’inverosimile: Handy, stufa di non essere mai usata, decide di staccarsi e fuggire dal corpo di Martini per dimostrare a se stessa e al mondo di essere la migliore scrittrice siciliana di sempre. Handy si imbatterà in un’altra mano solitaria di nome Manicure e sarà amore “a prime dita”. Sotto l’occhio vigile di Frank The Black (interpretato dal grande Franco Nero, talmente conquistato dalla qualità del film e dalla personalità del regista da decidere di recitare gratuitamente,, sapendo delle difficoltà economiche del regista), Handy ispirerà dunque la rivolta di tutte le mani siciliane che, stanche di non essere adeguatamente valorizzate, scapperanno dagli italiani creando una vera e propria rivolta: Umani contro Mani.

Un film sulla Sicilia, dunque, che una volta tanto ignora le tematiche mafiose, ma che è ricco di  significative metafore, per grandi e bambini. E che ha avuto un notevole successo di pubblico, ma anche tanta attenzione nelle scuole, dove il regista di Augusta gira da un bel pò di tempo raccontando anche la storia del suo film e trasmettendone i messaggi. Peccato che il film Handy adesso non si trovi nemmeno in streaming.

NUOVA DUE MANI PERFETTA

Mi fermo qui, non entro nel merito di valutazioni più tecniche e artistiche sul film francese e non intendo fare (e neanche credo di essere all’altezza) un’analisi approfondita su qualche somiglianza tra le due opere, che eventualmente spetta ai critici cinematografici. Una cosa, in ogni caso, sembra abbastanza evidente: quando Jérémy Clapin, regista di Dov’è il mio corpo, afferma in una intervista che è la prima volta che una mano è protagonista di un film, ha una importante dimenticanza, dato che il film Handy di Vincenzo Cosentino ha proprio una mano come protagonista assoluta ed è antecedente al cartone del 2019, oggi candidato all’Oscar. Mi sembra giusto scriverlo non solo per dovere di cronaca e per amore di verità, ma anche per rispetto dell’iniziativa culturale e dell’impegno davvero spasmodico del regista siciliano.

Con il titolo: le due locandine di “Handy”, 2013 e di “Dov’è il mio corpo”, del 2019, con le mani protagoniste 

Il link al trailer di Handy, mi piace molto riproporlo.

 

Con il titolo: le locandine di Handy, 2013 e I lost my body, Dov’è il mio corpo, del 2019

Gaetano Perricone

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