ECCOMI-QUA-237x300

Caro Presidente Giuseppe Conte

ti scrivo qui, sul mio blog – dove esterno pensieri e riflessioni di un giornalista di vecchio mestiere quasi 64enne e faccio un pò d’informazione insieme ad amici di valore – per rappresentarti una questione di non irrilevante importanza in quella “fase 2” dell’emergenza Covid-19 che tra otto giorni prenderà il via nel nostro Paese, tra mille attese e altrettante preoccupazioni.

Ti scrivo, così mi distraggo un pò, mi verrebbe facile e scontato aggiungere, in omaggio alla tua passione per i grandi cantautori italiani, che hai dimostrando citando in modo appropriato Francesco De Gregori il 25 aprile. In realtà, in questi 48 giorni di clausura forzata ed evidentemente necessaria per fronteggiare in modo efficace la diffusione del virus maledetto e assassino, di “distanziamento sociale” com’è stato chiamato con definizione ormai stucchevole, non mi sono mai distratto. Sono stato sempre “sul pezzo”, come si conviene a chi fa il mio mestiere da 42 anni e lo ama moltissimo e ho apprezzato, lo dico con assoluta franchezza com’è mio costume e anche con piacere, il tuo lavoro e il tuo grandissimo impegno, insieme a quello dell’intero Governo, per tutelare l’Italia e gli italiani in quello che può essere senza alcun dubbio considerato il più drammatico e difficile periodo nella storia della Repubblica, sia per ciò che stiamo vivendo che per quello che andremo a vivere.

GIUSEPPI CONTE

Ti scrivo dunque da cittadino, ho deciso di farlo di getto stamattina perché è la cosa che ho fatto per tutta la vita e la scrittura è lo strumento attraverso il quale mi esprimo meglio, per farti una domanda precisa alla quale ti chiedo, per favore e con molta umiltà, di dare una risposta chiara e altrettanto precisa, senza giri di parole e senza quel politichese che mi sembra, per fortuna, non appartenga al tuo DNA: ma davvero chi governa questo Paese – e i tanti più o meno esperti che hanno riempito esageratamente le nostre vite in questi 48 giorni –  pensa che “gli ultrasessantenni” siano ormai gente da emarginare, da buttare metaforicamente a mare, diventata inutile e quasi pericolosa per la società quasi fossero untori o genericamente tutti appestati ? Ma davvero nell’Italia che verrà dopo la immane tragedia del Coronavirus, che ha bisogno di ripartire con energia e intelligenza, non ci sarà più posto per questa generazione, dopo che già quella precedente, quella dei nostri genitori per chi li ha ancora, è stata spaventosamente falcidiata, direi decimata dal bastardo killer invisibile ? Davvero pensate o comunque pensa qualcuno o più di uno dei tuoi consiglieri che l’Italia  per ragioni di sicurezza possa e debba fare a meno di questo pezzetto di società, venuta al mondo negli anni Cinquanta del secolo scorso, protagonista e testimone della intensissima storia del nostro Paese dal boom economico del dopoguerra a oggi e che, io credo, ha ancora da dare molto al Paese e ai suoi giovani, in termini di esperienza e non solo ?

Mi scrivono molti amici coetanei di fregarmene, di fregarcene, tanto continueremo comunque ad essere una parte significativa e preziosa dell’Italia. Io, invece, non voglio fregarmene, mi piace pensare, anche se per molti versi e in molti casi non è così, che la politica, in democrazia, sia dialogo tra cittadini e istituzioni. E per questo che ho deciso di scriverti questa lettera aperta e di farti queste domande, sapendo di interpretare il sentire di tanti miei coetanei.

Tutto questo gran parlare degli ultrasessantenni, questa valanga di anticipazioni anche per bocca di cosiddetti esperti divenuti ormai stelle del piccolo schermo sulla nostra sostanziale emarginazione, mi sta sembrando un demenziale e inaccettabile delirio, tra l’altro in totale contraddizione con tutto il sistema Paese, a cominciare dalle pensioni, che da tempo dà per assodato l’allungamento della vita. E non mi piace affatto questa semplicistica e intollerabile categorizzazione che sta pericolosamente passando, si sta facendo passare, per quasi tutte le vie della comunicazione e dell’informazione: “gli ultrasessantenni”, come dire gente ormai pressoché inutile, quasi un peso per la nuova società italiana del dopo virus. Che avrà bambini che torneranno a scuola e genitori che torneranno a lavorare e che, forse, le famiglie, degli ultrasessantenni, della loro presenza e del loro ruolo, avranno bisogno.

Credo anche che sia concettualmente e anche politicamente un grave errore questo messaggio spicciativo e superficiale, tipico dell’epoca dei social, che dopo la fine della quarantena ci sarà una società divisa per fasce d’età, alcune delle quali meno importanti delle altre. Un’idea sbagliata, divisiva, pericolosa, che sta creando preoccupazioni, malumori, insofferenze, che possono essere facilmente intercettate dai campioni del populismo, pronti a trasformarli in voti e consensi. Un Paese è quello che è nel suo complesso, con i suoi bambini, i suoi giovani, i suoi anziani.

Su facebook, caro presidente Conte, ho scritto, provocatoriamente, “facciamo un movimento” a tutela degli ultrasessantenni. In realtà, spero di avere nelle prossime ore da te e dal Governo che presiedi chiare rassicurazioni sul fatto che nessuno fra quelli che hanno in mano le sorti e il futuro dell’Italia vogliono buttarci a mare.

Non so se leggerai questa lettera, spero di sì, la leggerà qualcun altro, certamente un pò di lettori del mio blog. Spero che in qualche modo questo messaggio ti possa arrivare.

Grazie e buon lavoro

Gaetano Perricone

 

Gaetano Perricone

Leggi tutti gli articoli