ECCOMI QUA

di Gaetano Perricone

Non scriverò su di Lei, Idda, direttamente.  L’ho detto e così è, per mia scelta. Ma poiché il Vulcanico è il luogo delle Bellezze vulcaniche, attingendo ancora una volta dalle pagine del mio libro “La mia Etna. Dialogo con la Muntagna” (Giuseppe Maimone Editore, 2004) racconterò di un “mostro sacro” che nel mondo è simbolo e fiore all’occhiello del più alto Vulcano attivo d’Europa: il mitico Castagno dei cento cavalli, in territorio del comune di Sant’Alfio. Recupero qualche dato dalla splendida pubblicazione “Monumenti vegetali dell’Etna”, curata dal grande botanico e mio carissimo amico e ex collega Ettore Cirino, scomparso a soli 39 anni e che mi piace molto ricordare in questo articolo: 28 metri di altezza, 52 di circonferenza del tronco, 68 del diametro della chioma. Si legge nelle annotazioni della scheda: “Il nome è legato alla tradizione popolare, secondo la quale le enormi fronde di questo castagno avrebbero dato riparo alla regina Giovanna (d’Angiò o d’Aragona, ci sono teorie diverse) e al suo seguito di cento cavalieri. Si tratta di un unico tronco cavo che forma un cerchio di 16, 5 metri di diametro. Secondo Bruno Peyronal dell’Università di Torino la pianta conterebbe oltre 2000 anni; se così fosse questo Castagno rappresenterebbe l’albero più vecchio d’Europa”. Negli ormai vent’anni della mia seconda vita etnea, il Castagno dei Cento Cavalli è senza alcun dubbio tra le cose che ho amato di più e che mi ha quasi ipnotizzato per la sua maestosità e il suo fascino;  è stata una grande emozione vederlo a San Pietroburgo, all’Hermitage, rappresentato nel famoso dipinto di Jean Houel. Era dunque naturale che dedicassi a questo meraviglioso monumento della natura alcune pagine del mio atto d’amore per l’Etna e il suo territorio. Eccole, con l’invito a tutti voi che le leggerete a visitare per una volta nella vita questo straordinario albero.

Il Castagno nel dipinto di Jean Houel esposto al Museo Hermitage di San Pietroburgo (dal bel libro "Un castagno, una regina", del Comune di Sant'Alfio
Il Castagno nel dipinto di Jean Houel esposto al Museo Hermitage di San Pietroburgo (dal bel libro “Un castagno, una regina”, del Comune di Sant’Alfio

Da “La mia Etna”, Gaetano Perricone, pag. 26-29

Quando parliamo di oggetti di culto sul tuo territorio, non possiamo fare a meno di soffermarci su quello che è certamente uno dei tuoi simboli più celebrati e più visitati: il plurimillenario Castagno del Cento Cavalli, nel territorio del Comune di Sant’Alfio, albero tra i più famosi del mondo, tappa obbligata per tutti coloro che ti conoscono per la prima volta, ma anche – soprattutto nel diciottesimo e diciannovesimo secolo – di illustri viaggiatori, letterati e artisti europei, che oltre ai resoconti dettagliati con le impressioni riportate, hanno anche lasciato bellissime e originali stampe del Castagno, recuperate e messe insieme dall’amministrazione comunale del piccolo paese, che ne ha anche organizzato una mostra con notevole successo internazionale.

…. Devo sinceramente confessare che, ogni volta di più, la visita … al Castagno – del quale non intendo illustrare le caratteristiche botaniche da record, perché non voglio rubare il mestiere a nessuno e oltretutto non ne ho la competenza – si è trasformata per me in un sempre maggiore diletto. Il senso di ammirazione mista a stupore che provo tutte le volte che mi ritrovo sotto gli enormi tronchi e le maestose fronde è sempre grande; non mi annoio mai quando torno al Castagno, non riesco mai a considerarla una visita di routine, il fascino che sento per questa meraviglia della natura, per questo tuo vero e proprio “fiore all’occhiello”, mia cara Etna, ha sempre sfumature nuove e diverse e supera qualsiasi possibilità di abitudine all’impatto visivo. Anche perché, dopo decine e decine di visite, io credo di non essere ancora riuscito a conoscere veramente il Castagno in tutti i suoi minimi dettagli; né, ritengo, che ciò sia possibile anche agli studiosi e alla gente del luogo che meglio lo conosce.

Dal libro "Monumenti vegetali dell'Etna"
Castagno dei Cento Cavalli. Dal libro “Monumenti vegetali dell’Etna”

Ho il grande piacere di dire, cara Muntagna, che questo albero incredibilmente grande mi è entrato veramente dentro, fa ormai parte del mio patrimonio di vita, me ne sento sinceramente orgoglioso – come se fossi nato ai suoi piedi- … E’ sempre divertente e accattivante raccontare la leggenda che dà il nome al Castagno: quella di una vogliosa regina Giovanna … che, dopo avere trovato riparo durante un mega-temporale con i suoi cento cavalieri al suo seguito sotto le generose fronde dell’albero, godette del loro amore. Una bella favola, che le cronache e le interpretazioni di tempi diversi hanno infarcito di particolari più o meno piccanti. Per l’immaginario collettivo, resta sempre viva questa scena quasi da film: la bella regina; lo scalpitio degli zoccoli dei cento cavalli, montati dai suoi indomiti cavalieri; il maestoso albero che, un po’ rifugio e un po’ alcova, li protegge dal diluvio e li nasconde alle curiosità morbose; ed alle spallem come in un grande teatro di posa, la scenografia delle tue poderose pendici.

Poco importano particolari e dettagli della leggenda. Quello che conta, io credo, che all’apparizione del Castagno dei Cento Cavalli, poesia della natura, rimanga sempre associata questa atmosfera da sogno, questa immediata voglia di trasposizione quasi cinematografica della favola della regina e dei suoi cavalieri. Che è poi il vero alimento del mito legato all’albero-simbolo dell’Etna.

Il Castagno, dunque, è ormai per me un punto di riferimento costante della nostra convivenza, cara Muntagna, ed un luogo dove so di potere ricreare la mia mente e il mio cuore … nei momenti meno facili. So che è così per tanta altra gente dell’Etna, così come so con certezza che chi lo ha incontrato per la prima volta, se può, ha una gran voglia di ritornarci, di godersi ancora questo regalo della tua generosa natura.

Voglio chiudere questa digressione, questo doveroso omaggio a uno degli alberi più fascinosi del mondo, riportando un bellissimo sonetto descrittivo del poeta catanese Giuseppe Villaroel: “Dal tronco, enorme torre millenaria, i verdi rami in folli ondeggiamenti, sotto l’amplesso querulo dei venti, svettano ne l’ampiezza de l’aria. Urge la linfa, ne la statuaria perplessità de le radici ergenti, sotto i lacoontei contorcimenti, dal suolo che s’interessa d’orticaria. E l’albero – Briareo significato – ne lo spasimo atroce che lo stringe con catene invisibili alla terra, tende le braccia multiple di sfinge, scagliando contro il cielo e contro il fato una muta minaccia ebbra di guerra”.

Struggente questa immagine del grido di dolore dell’immenso albero, prigioniero della terra che ne soffoca le radici. Ma anche simbolica della sua maestosità e del fortissimo, inscindibile legame che vi lega e vi legherà in eterno, mia cara Etna. Un legame sereno, come le piacevoli sensazioni che insieme, tu e il tuo mitico Castagno, riuscite a imprimere nell’animo di chi Vi incontra.

Con il titolo: un mio scatto al Castagno dei Cento Cavalli

 

 

 

Gaetano Perricone

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