di Gaetano Perricone

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Lo dico sempre e sempre ne ho conferma: nulla succede per caso. Mai. Il destino o chi per lui si diverte a mettere in scena strani e imprevedibili copioni, coincidenze che sembrano incredibili, che lasciano tracce più o meno profonde nelle nostre vite.

E’ accaduto, mi è accaduto – dato che sono io a scrivere e testimoniare sul mio blog – ancora ieri sera, mi ha molto colpito, anzi turbato. E ancora adesso, mentre scrivo queste righe al mio computer che avevo inizialmente pensato come una recensione o qualcosa di simile su uno spettacolo e che invece saranno una cosa diversa, mi viene quasi la pelle d’oca a pensarci.

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Mi trovavo in un posto meraviglioso, ieri sera, per un appuntamento culturale speciale: l’omerica Odissea, adattata e diretta dal bravissimo Giovanni Anfuso nel magico scenario notturno delle Gole dell’Alcantara, ideale e assolutamente fantastico per rappresentare l’epico poema che ogni volta e dovunque, con impressionante attualità, ci ripropone alcuni dei temi più pregnanti della nostra esistenza: il coraggio e l’astuzia, il viaggio e l’avventura, l’amore, il distacco e il ritorno, la vendetta, l’amicizia, il dolore per la perdita, l’attaccamento alle radici e tanto altro ancora, attraverso una storia e dei protagonisti dal fascino eterno.

Così è stato anche ieri, con un adattamento originale e accattivante della narrazione, attori eccellenti e quanto mai motivati anche in considerazione della fatica di una recitazione prevalentemente acquatica e, lo ripeto, il valore aggiunto straordinario del teatro naturale delle Gole.

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Odisseo maturo, interpretato da Davide Sbrogiò

Tutto magnifico, insomma, in una serata memorabile con lui ovviamente protagonista assoluto: Odisseo, in una interessantissima doppia presenza da giovane per le perigliose avventure del suo viaggio e da vecchio per il ritorno a Itaca, la vendetta, la strage dei Proci, i commoventi abbracci con il figlio Telemaco e la moglie Penelope. Lui, Odisseo, Ulisse, eroe di ogni tempo che ho sempre amato e che ancora amo e amiamo moltissimo grazie alle immortali pagine di Omero, alla letteratura e al mito e a ottime performances artistiche come quella di Giovanni Anfuso e dei suoi attori, che lo rendono vivo, forte, attualissimo dentro di noi. “Io sono nessuno“, grida forte la celeberrima frase, nella emozionante notte dell’Alcantara, rispondendo al gigantesco e orrendo Polifemo. Ma lui è ancora tanto per tutti noi.

Tutto magnifico, sì. Tranne l’incredibile coincidenza messa in scena a sorpresa dal Dottor Destino: mentre ero lì alle Gole lo smartphone mi ha informato che a brevissima distanza da quel luogo, durante un bagno nel mare di Giardini Naxos, era morto improvvisamente un altro mio grande eroe, il mitico ciclista Felice Gimondi. Sì, proprio lui, Nuvola Rossa e Felix De Mondi come lo chiamava Gianni Brera, l’adorabile campione italiano della bicicletta degli anni Settanta  che osò sfidare e riuscì anche a battere il Cannibale Eddy Merckx, il mostruoso asso pigliatutto belga.

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Felice, il grande signore del pedale sobrio e gentile che vinse Giro, Tour, Vuelta e fu Campione del mondo, che sconfisse con formidabili vittorie la leggenda che lo voleva eterno secondo. Sono stato un suo grandissimo tifoso, ho scritto di lui da cronista sportivo, ho continuato a volergli bene perché lui era e resterà il simbolo dei secondi che, con infinita determinazione e coraggio e contro tutto e tutti, riescono a diventare primi. Volevo così tanto bene a Gimondi che quando il mio nipotino Andrea ha cominciato a prendere confidenza con la bicicletta gli dicevo: Vai Gimondino, vai !

Felice Gimondi e Eddy Merckx
Felice Gimondi e Eddy Merckx

Da ieri sera Felice non c’è più. E mentre guardavo, anzi ammiravo davanti alle acque fascinosamente scure e silenziosamente scroscianti dell’Alcantara le gesta di Odisseo, eroe eterno che resta e sempre resterà grazie alla meravigliosa eternità della letteratura, pensavo con commozione e nostalgia che l’eroe Felice se n’è andato con le sue gesta sportive e umane e con lui se n’è andato un altro pezzetto bellissimo della mia vita.

Odisseo che sopravvive al mare e Felice che muore a mare. Eroi che restano, eroi che se ne vanno … Anche se tutti insieme hanno un posto nel nostro cuore, anzi nella nostra anima e la riempiono fortunatamente di luce, in mezzo all’enorme buio che tenta di avvolgerci.

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Un momento dello spettacolo (foto di Giuseppe Mazzola)

Ps: andate a vedere l‘Odissea di Omero alle Gole dell’Alcantara, non mancate, è un’opportunità culturale originale, bella e significativa, ma anche l’occasione speciale per godervi le Gole di notte.

Con il titolo: gli applausi a fine spettacolo per gli attori dell’Odissea alle Gole dell’Alcantara (mio scatto). Nel video, scene dal debutto

 

 

 

 

Gaetano Perricone

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