Con Stefano Branca
Con Stefano Branca nella sede del Parco dell’Etna, accanto alla stele che ricorda il riconoscimento Unesco dell’Etna Patrimonio dell’Umanità

(Gaetano Perricone). L’Etna è il vulcano più studiato (da oltre 2700 anni) e più e meglio monitorato al mondo. Lo sancisce l’Unesco all’interno della splendida motivazione ufficiale del riconoscimento della meravigliosa Muntagna siciliana tra i siti naturali della World Heritage List, la lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, formalizzata il 21 giugno del 2013 a Pnhom Penh, capitale della Cambogia. In occasione dei suoi episodi eruttivi – piuttosto frequenti e spettacolari in quest’ultimo periodo – l’importanza di queste intense e approfondite attività di monitoraggio, svolte con grande professionalità e competenza dal team di vulcanologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania, Osservatorio Etneo, emerge in tutto il suo valore e significato per la collettività. Ciò che noi leggiamo nei comunicati dell’INGV, gli “aggiornamenti Etna”, è il sintetico report di queste attività. Allo scopo di rendere chiaro nei dettagli questo formidabile, complesso e prezioso sistema di monitoraggio, costituito da attività multidisciplinari, ci sembra utile riportare integramente quanto descritto in modo esemplare da Stefano Branca, responsabile dell’Unità Funzionale di Monitoraggio Vulcanologico dell’INGV Osservatorio Etneo, nella Newsletter ufficiale dell’Istituto.

FONTE: INGV Newsletter n.12 (INGVCOMUNICAZIONE)

Durante le fasi eruttive dell’Etna, i vulcanologi dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV-OE) sono impegnati in numerose attività multidisciplinari di monitoraggio sia per caratterizzare il fenomeno eruttivo, sia per dare tempestive informazioni agli organi della protezione civile. Un continuo e puntuale aggiornamento cartografico delle aree coperte dalla colate laviche e dai prodotti dell’attività esplosiva, attraverso l’elaborazione di dati raccolti durante i sopralluoghi effettuati sul terreno e l’acquisizione di immagini aeree visibili e termiche riprese durante i sorvoli in elicottero.

Ma le attività comprendono anche la mappatura delle bocche eruttive e delle morfologie ad esse associate e l’aggiornamento della morfologia dell’area sommitale. I campioni dei prodotti eruttati, effusivi ed esplosivi, raccolti durante i sopralluoghi, vengono poi analizzati nei laboratori dell’Osservatorio Etneo non solo per lo studio mineralogico e petrografico del materiale, ma anche per la caratterizzazione delle proprietà fisiche del magma, al fine di comprendere la sua origine ed evoluzione all’interno dell’edificio vulcanico.

Prosegue, allo stesso tempo, anche un’intensa attività di monitoraggio geochimico, grazie all’analisi della composizione chimica e del flusso delle specie gassose presenti nel plume vulcanico, e alle sofisticate tecniche di telerilevamento in grado di interpretare i processi di risalita del magma lungo i condotti vulcanici e di definire i potenziali scenari eruttivi. Non mancano, infine, rilievi strutturali per ricostruire e monitorare i sistemi di fratturazione che interessano l’edificio vulcanico, a seguito dei processi di intrusione magmatica.

Di fondamentale importanza è, infine, l’uso delle reti di videosorveglianza dell’Osservatorio Etneo, nel visibile e nel termico, distribuite nei vari vulcani attivi siciliani, permettendo di monitorare, in tempo reale, le variazioni sullo stato dei singoli vulcani.

Tutte queste attività di monitoraggio vulcanologico vengono realizzate e sviluppate da un gruppo di ricercatori che porta avanti nel tempo la grande esperienza acquisita in questo campo a partire dall’eruzione laterale del 1971. In quell’anno i vulcanologi dell’allora Istituto Internazionale di Vulcanologia di Catania (dal 2001 INGV-OE) guidati da Alfred Rittmann (1893-1980), uno dei padri fondatori della vulcanologia moderna, intrapresero per la prima volta sull’Etna un approccio multidiscliplinare per lo studio dei fenomeni eruttivi.

(scritto da Stefano Branca)

www.ingv.it

Per la suggestiva foto con il titolo, che documenta la colata della notte scorsa, ringraziamo Alessandro Lo Piccolo

 

Gaetano Perricone

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