(Gaetano Perricone). Ha poco più di un anno “Come la terra”, il bellissimo, emozionante, commovente romanzo di Sergio Mangiameli, edito da Villaggio Maori. Come ho scritto nella recensione pubblicata da Etnalife.it, è una “struggente storia d’amore, di dolore, di passione ambientata nel fascinoso, immenso e avvolgente scenario dell’Etna …  è la felice sceneggiatura di un film che riesce a raccontare con uguale intensità l’anima umana e quella assai profonda del Grande Vulcano”. Ho preso a braccetto romanzo e autore fin dal “battesimo” a Viagrande, a dicembre del 2015 e li ho accompagnati, con grande entusiasmo e passione, in un vero e proprio tour di presentazione in vari luoghi della Sicilia, un’esperienza professionale e umana di grande rilievo. La prima presentazione del 2017, bella come le altre, si è svolta ieri pomeriggio a Siracusa, nella deliziosa location scelta dalla casa editrice, il “Biblios Cafè”, libreria, vineria e sala da thè nel cuore del centro storico e a due passi dal Duomo, un luogo della cultura molto raffinato e accattivante grazie anche alla ospitalità e alla classe della titolare Paola Tusa. Per  offrire un  … assaggio di “Come la terra” ai lettori del Vulcanico che non conoscono il romanzo e in omaggio a un lavoro che amo profondamente – e che mi piace di più ogni volta che leggo – e a Sergio, scrittore di grandi qualità e amico carissimo, ecco per voi uno stralcio tra i più belli e intensi.

di Sergio Mangiameli

Foto ricordo con Sergio Mangiameli davanti al Biblios Cafè di Siracusa
Foto ricordo con Sergio Mangiameli davanti al Biblios Cafè di Siracusa

(da “Come la terra”, pag. 34-38)

Monica sente il gruppo dietro. Sa che due passi prima c’è solo Andrea. Ha sulla schiena il suo respiro, che a volte sbuffa per prender più aria. Ha visto i suoi chili di troppo, ma ha guardato pure le sue spalle, il collo, e qualcosa oltre, più su. Sa cos’è. Lo sa maledettamente cos’è. E nessuno glielo aveva detto che oggi sarebbe arrivato un uomo con quei tratti. Precisi. Il mento deciso con la fossetta nel mezzo. Le labbra larghe quasi in perenne sorriso. Gli occhi non li ha voluti scrutare. Non ce la farebbe.

E’ la capacità delle donne, quella di guardare senza osservare. Al contrario degli uomini, che devono ripetere l’urto, per intuire di non farlo più.

Si deve attraversare la colata. “La sciàra”, dice Monica, “non si attraversa a sbalzi né di corsa. Ogni passo è valutato. Bisogna mantenere una certa, lenta velocità di spostamento. Non prendete mai l’eventualità di cadere, vi fareste molto male. La lava ferisce, quella nuova taglia”.

“Rischioso”, si lascia scappare Andrea. E pensa alla somma di quanti addendi di rischio incontrati finora su questa terra che non conosce.

Monica fa finta di non aver sentito.

“Non c’è un’altra possibilità?”, chiede uno di loro.

Monica fa finta di non aver sentito e affronta la prova. Non c’è una traccia sulla roccia nuova, non ci può essere ancora. Occorre tempo. Non il tempo delle stagioni e nemmeno di qualche anno. Il tempo che la terra dedica a se stessa per il suo cambiamento può essere visto dagli occhi di un uomo. E un uomo può aver il privilegio di camminarci su, proprio sulla sua ruga futura, lasciando rarefatte impronte che la terra assorbe piano.

C’è solo da trovare la propria strada, sulla sciàra nuova. Monica non dice seguitemi. Ha già detto quel che occorre e non si volta indietro. Non può. Non potrebbe aiutare nessuno, se non soccorrerlo dopo la rovinosa caduta. Non si può passare in due una sciàra nuova. La terra non lo consente. Siamo tutti figli di questa terra, adesso, sotto un sole che lascia il segno.

Andrea l’ha capito. Non serve guardare la traversata di Monica fino alla fine. Serve andare decisi. Non c’è sbaglio né perfezione, solo armonia tra il piede, la gamba, l’energia e la mente. Tra l’uomo e la terra. Se si punta all’equilibrio con la natura, non si cade.

Va. Affronta il bastione laterale ghiaioso, un muro instabile con pietre in promessa di frana. Oltre, ci sono le punte di lava rimaste a gelare al cielo, che lì sembra davvero toccare terra. Andrea è qui, interamente qui. Ogni sua cellula nervosa sta attraversando la sciàra. Ogni tendine, muscolo, osso. Non c’è niente di lui che sia distante da se stesso. La concentrazione è massima, la sua mente è una caldaia a tutto vapore. Non valuta se stesso mentre procede, non si domanda.

Va. Andrea dimentica la zaino che porta dietro, i chili non allenati, questa cosa mai fatta. Eppure riesce e arriva dall’altra parte come se fosse stato fatto apposta per camminare sulla sciàra. E’ elettrizzato. Sudato. Guarda Monica.

“Non male per un principiante”. Poi sembra cambiare tono: “Al ritorno, dovresti rilassarti di più, troppa tensione è pericolosa in montagna”.

La sciàra è passata. Sono loro due i primi e, da questa parte, si danno del tu.

Vedono gli altri barcollare nella terra in tempesta. Soldatini di una truppa solitaria ai confini dell’immaginazione. La guerra è interna, attorno a loro c’è solo pace. E’ tutto a posto, intorno a loro. La valle immensa li attende. La percorreranno interamente, fino ai bastioni del cielo caduto nella sabbia scura. Godranno di un’esperienza essenziale, oltre ogni loro aspettativa. Quasi un risveglio del possibile.

Cammineranno osservando tutto, ogni filo d’erba, ogni ape sui fiori di spinosanto. Vedranno i confini della propria ombra. Scanseranno fatte di volpe e resti di fuochi notturni. In questa valle esagerata senza eco, sentiranno finalmente il silenzio originale.

E una cosa inaspettata s’impossesserà di loro. Le loro menti si apriranno al solo presente, cancellando per tutto lo svolgersi, il resto del tempo. E’ il codice della vita, che qui è di casa.

“Come la terra”, Villaggio Maori Edizioni, 15 euro

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Sergio Mangiameli

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