di Santo Scalia

Nel corso del 5° secolo avanti Cristo nacque e visse ad Agrigento (colonia greca allora denominata ᾿Ακράγας) un filosofo. Il suo nome era Empedocle. Come molti degli uomini colti dell’epoca, fu dotato di un talento poliedrico: infatti fu medico, poeta, politico, oratore, naturalista e chissà cos’altro.

Proprio per il suo interesse nell’indagare i fenomeni della natura, ad un certo punto della sua esistenza si trasferì sulla sommità del vulcano Etna, e lì, secondo la tradizione, fece realizzare la sua dimora a pochi passi dal cratere del vulcano, per poter meglio osservare i fenomeni che vi avvenivano.

Jean Houel, Torre del Filosofo

Ancora nel Settecento, il pittore Jean Houel, visitando la Sicilia e l’Etna, ebbe modo di illustrare in un acquarello ciò che rimaneva della mitica struttura fatta realizzare da  Empedocle, cioè soltanto una parte delle mura. Il luogo, comunque, prese il nome di Torre del Filosofo, nome che fu attribuito anche all’edificio edificato lì negli anni sessanta del secolo scorso.

“La morte di Empedocle” di Salvator Rosa

Del desiderio di Empedocle di comprendere meglio i fenomeni vulcanici parla anche lo storico Tommaso Fazello: «[…] si fabricò questa casa, per poter più commodamente filosofare intorno al fuoco del monte, e più agevolmente ritrovarne le cause» [libro secondo dell’opera Le due deche dell’historia di Sicilia, 1573].

La tradizione poi diventata leggenda vuole che, forse per studiare a fondo la natura vulcanica, forse per il desiderio di creare intorno a sé un’aura divina, finì per precipitare dentro il cratere! Solo uno dei suoi calzari di bronzo fu rigettato dal vulcano.

Di Empedocle non abbiamo alcuna raffigurazione, ma nel corso dei secoli in tanti si sono cimentati a riprodurne le sembianze

Titolo dal Corriere della Sera del 21 giugno 2006

A partire dal giugno del 2006, su numerosi organi di stampa apparve una notizia straordinaria: un nuovo vulcano, grande quanto l’Etna, era stato individuato nei fondali del Canale di Sicilia. Nell’edizione del 21 giugno del quotidiano Corriere della Sera, il geologo e giornalista scientifico Franco Foresta Martin così raccontava la notizia: «La scoperta è stata fatta nel corso di una crociera oceanografica nata col proposito di fare un documentario scientifico-divulgativo su quel che resta dell’Isola Ferdinandea, la mitica “isola che non c’è più”, emersa proprio di fronte a Sciacca nel giugno del 1831, e inabissatasi pochi mesi dopo, mentre era ancora in corso una vivace disputa sul suo possesso fra il Regno delle due Sicilie, l’Inghilterra e la Francia»

Titolo da La Repubblica del 22 luglio 2006

Il merito della scoperta va attribuito alla tenacia di Domenico Macaluso – un medico di Ribera appassionato di ambiente marino, sub provetto, responsabile del nucleo operativo subacqueo della Lega navale sezione di Sciacca – e a Giovanni Lanzafame, esperto di geodinamica. E quale nome poteva essere attribuito alla nuova struttura vulcanica, localizzata proprio al largo delle coste agrigentine, se non Empedocle

Uno dei campioni di pomice recuperati da Macaluso sulle spiagge del litorale agrigentino (foto S. Scalia)

L’idea che le strutture vulcaniche già conosciute nel Canale di Sicilia, localizzate poco a largo della città di Sciacca, e note come Ferdinandea o Banco di Graham, i banchi Nerita e Terribile fossero tra di loro collegate c’era già dal 2003; lo racconta lo stesso Macaluso in una dichiarazione pubblicata il 20 novembre 2006 dalla Proloco di Siculiana: «Questa scoperta, la si deve alla scossa di terremoto del 2003. Prima di allora conoscevamo soltanto l’Isola Ferdinandea, emersa nel 1831 e scomparsa dopo appena cinque mesi. Subito dopo il terremoto di tre anni fa, ho avuto la fortuna di rinvenire tonnellate di pietre pomici, che ho fatto subito analizzare. Assieme al vulcanologo Lanzafame, ci siamo incontrati con il responsabile della Protezione civile Bertolaso, il quale mostrandosi molto interessato e al contempo preoccupato, ci promise un finanziamento».

Due immagini 3 D del vulcano Empedoche

Fu proprio grazie ai finanziamenti ricevuti che fu organizzata la crociera esplorativa nelle acque del Mediterraneo per mezzo della nave oceanografica Universitatis, dotata di sofisticati strumenti di ricerca, tra i quali un ecoscandaglio multibeam a effetto tridimensionale ed un side scan sonar. E’ stato così possibile riconoscere l’edificio vulcanico che oggi porta il nome del filosofo agrigentino, e che si eleva mediamente di circa 500 metri dal fondo del mare. Empedocle si estende su un’area di circa 35 chilometri per 20, grande quasi quanto l’Etna.

Immagine dall’ERS (European Remote-Sensing), il primo satellite sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea per monitorare la Terra dallo spazio. Qui la Sicilia, la localizzazione e le dimensioni del vulcano Empedocle.

Empedocle è un vulcano attivo: la sua ultima manifestazione eruttiva, in superficie, è avvenuta nel giugno del 1831, presso l’Isola Ferdinandea: prima un filo di fumo, odore di zolfo e pesci morti venuti a galla; poi le esplosioni e la creazione di una nuova isola; infine, dopo pochi mesi, la scomparsa della stessa, a causa dell’azione erosiva del mare.

Allo stato attuale, come riscontrato dagli strumenti della nave Universitas, l’attività consiste in una emissione di gas da almeno due grandi fumarole poste sui fianchi del rilievo vulcanico. L’illustrazione che segue è una registrazione effettuata dal CoNISMa (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare)

 

 

Con il titolo: il filosofo Empedocle si lancia nel cratere dell’Etna

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