di Paolo Martinez

Paolo Martinez
Paolo Martinez

Non riuscendo a dormire tranquillamente, sia per il letto scomodo, collocato in uno spazio angusto, che per l’agitazione provocata dalla nuova esperienza che stavo vivendo, decisi di alzarmi. Masi dormiva saporitamente malgrado la barca dondolasse, per via del vento che era aumentato di intensità.

La luce della lampara creava un cerchio “magico”, attorno alla barca, quasi a proteggere dal buio che negava l’orizzonte e che, fecondato dalla paura atavica insita nel marinaio, partorisce l’incubo dello squalo e dell’onda anomala. Tale considerazione penetrò nella mente, dove germinavano e crescevano progetti di lunghe navigazioni, innestando un certo turbamento.

Distratto dalle luci della città cercai di immaginare le strade pullulanti di vita, e rosari di case, nidi di uomini, scrigni pieni di gioie, sofferenze, progetti, illusioni. Tale visione mi portò ad elaborare pensieri, a pormi domande; ma, mentre cercavo probabili risposte, lo sguardo ritornò verso il buio dell’orizzonte. S’innesca una sarabanda tra il desiderio di sprofondare nel nulla e la volontà di navigare verso l’ignoto, per soddisfare il desiderio di conoscenza, per approdare oltre!

Smarrito, tra le due sensazioni contrastanti, cercai a tentoni un via di fuga quando Masi si svegliò, si alzò e andò velocemente a poppa; controllò la lampara, guardò nello specchio di mare illuminato e dopo, presa una lenza, iniziò a pescare; il tutto in successione rapida e, quasi, senza notare la mia presenza. Incuriosito gli domandai spiegazioni per il suo comportamento; mi rispose che aveva controllato se la quantità di pesce raccoltasi sotto la luce fosse a sufficienza da giustificare di restare in quel posto, in caso contrario ci saremmo dovuti spostare.  Dopo mi spiegò che, nella attesa delle barche madri, espletava il diritto di pescare per sé, quale compenso extra oltre “la parte”. L’intervento di Masi, mi richiamò alla realtà e decisi di rimandare la ricerca di risposte, agli interrogativi posti prima, in un successivo momento, certamente più sereno e meno carico di emotività.

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A questo punto è giusto chiarire cos’è “la parte”.  L’equipaggio, compreso il capobarca, non riceveva una paga fissa; ma, il ricavato della vendita del pescato, acquistato dai riatteri (acquirenti che stabilivano il prezzo del pesce, secondo una valutazione personale: da ciò il nome dialettale che indica colui che “ricatta”), veniva successivamente diviso in parti da distribuire tra la barca, la rete, la lampara ed i marinai: “la parte” costituiva un compenso variabile a seconda se si realizzava una buona pesca od una cattiva.

L’esito eccellente della pesca di quella notte si trasformò in un ottimo guadagno. I marinai, all’unanimità, conclusero che il merito era del sottoscritto: avevo “portato fortuna” e, grazie alla loro superstizione, ottenni l’ingaggio a tempo indeterminato: gratuito naturalmente; ma con il privilegio di scegliere il pesce per la pietanza.

Quella lunga esperienza di vita sul mare, a fianco di uomini veri, mi ha fatto prendere coscienza del pericolo, insito in quel tipo di vita, e mi ha forgiato quale marinaio. Ho imparato a rispettare il mare, origine della vita, ma dove si muore, anche.

 

 

 

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