2 DIVERSAMENTE PARLO

di Gaetano Perricone

Nonnite è, innanzitutto, quella sorta di ebbrezza, direi di euforia, che ti assale, ti prende il cuore, quando apri gli occhi, la mattina del giorno in cui sai per certo che vedrai il tuo nipotino. E’ una sensazione, indescrivibile nella sua intensità, che provo ormai con grande frequenza nelle giornate programmate per gli incontri con Andrea. Potrei definirla la felicità dell’incontro, sempre nuova, sempre diversa, sempre inebriante da vivere. Un sentire speciale che mai, francamente, avevo provato per niente e per nessuno e che riesce imperiosamente a farti mettere da parte qualsiasi pensiero negativo”. (da Diversamente nonno“, Gaetano Perricone, Algra Editore, pag.100)

DIVERSAMENTE NONNO IN TV SU TGR RAI 3

Questo giorno, come scrivo sul  mio libro, è il giorno della “nonnite” – la bella malattia dell’essere nonni, dalla quale non vorresti mai guarire – più gioiosa: vado a prendere il mio nipotino Andrea a scuola per l’appuntamento settimanale con pernottamento, quella che lui chiama “la vacanza dai nonni”.

Eppure ieri, venerdì, l’emozione e l’elettrizzante attesa, la “felicità dell’incontro” come mi è piaciuto definirla, sono state velate da qualcosa che somiglia all’inquietudine. Vedendo di buon mattino sul computer impazzare sul web, tra siti vari e bacheche social, le immagini di certe note persone che imbracciano fucili con un perfido ghigno, ascoltando in giro discorsi che sembrano riportarci indietro di molti decenni, ho riflettuto con preoccupazione sul Paese in cui sta crescendo il mio nipotino. E ho affidato alla mia bacheca Facebook qualche riflessione, che stando ai likes e ai commenti ha riscosso discreto interesse, per cui ho deciso di riproporle sul mio blog, perché ne resti più ampia traccia.

L’Italia ai tempi di Andrea, come raccontano le tristi cronache quotidiane, è l’esatta antitesi di quella che io desideravo, anzi sognavo, quando avevo 20 anni. E’ ogni giorno di più rozza e ignorante. Bulla (gran brutta parola, oggi di gran moda e che Andrea conosce già molto bene e usa in maniera sempre pertinente, forse troppo spesso dato che bulli in giro ce ne sono tanti). Aggressiva. Rissosa. Violenta. Omofoba e razzista. Intollerante. Oscurantista. Sempre più povera e senza opportunità. Corrotta e mafiosa come prima, sporca e inquinata. Sovranista (altra orrenda parola). E adesso c’è chi vuole farla diventare anche più armata. Con fucili e pistole facili, come negli States, dove ogni tanto un pazzo si sveglia e fa stragi infinite.

Certo, non è l’Italia sola così brutta e cattiva di questi tempi. Lo è l’Europa e anche il mondo intero. E io non voglio scrivere di politica, non mi va per scelta di fare pubblicità a nessuno anche con commenti negativi, del resto le cose tinte assai che viviamo sono davanti agli occhi di tutti.

CON PIRICULLO E IL LIBRO

Non è bello, né facile parlare con Andrea di queste cose; se lui mi chiede, indignandosi di comportamenti che vede attorno a sé (con me e con noi lo fa spesso), provo a rispondergli con chiarezza. Non è neanche facile, ma anche in questo caso io ci provo sempre, raccontargli che l’Italia resta, nonostante tutto, un Paese pieno di Bellezza, di Cultura e di Umanità.  E soprattutto che resta, almeno finora, un Paese democratico, dove se vuoi cambiare le cose nel senso che tu desideri puoi impegnarti e votare per riuscirci. Io ancora ci credo. Almeno finora è così e la cosa che spero di più nella vita è che mio nipote non debba essere testimone di un tempo senza più democrazia. E’ l’augurio forse più importante che io faccio al o nipotino per il suo futuro: di vivere in una democrazia, anche se claudicante.

Basta,  ho messo da parte questi brutti pensieri. E sono riuscito a godermi in pieno la giornata con Andrea da diversamente nonno, con l’entusiasmo complice che lui mi conosce. Giocando, ma anche proteggendolo con il mio abbraccio, non solo fisico, dalle brutture di questo Paese che mi piace sempre di meno e mi preoccupa sempre di più, soprattutto per lui. Io il grosso del mio cammino su questa Terra l’ho già compiuto.

E quasi quasi, questa riflessione mi fa venire un’idea: un nuovo libro da intitolare proprio “L’Italia bulla ai tempi di Andrea“. Chissà.

Gaetano Perricone

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