di Antonella De Francesco
Sono andata a vedere, spinta dalla curiosità, dal momento che ha vinto ben 7 Oscar, Everything Everyone All at once e non sono rimasta delusa. Forse non condivido il numero di Oscar ricevuti (altri film e altri attori in concorso meritavano un qualche riconoscimento ).
Diciamo subito che il film è “folle” come il caos che è più volte nominato in molte scene, ma anche per certi versi, “ geniale “ .
Per me dice molto del mondo in cui viviamo e della necessità di spettacolizzare tutto. Il metaverso esiste, ma io, non avendo di esso alcuna conoscenza se non sporadiche informazioni, l’ho letto come una metafora di tutti i mondi possibili in cui con la nostra mente e da sempre possiamo andare e di tutte le vite che ciascuno di noi può inventarsi almeno nei suoi pensieri .  Scrittori, poeti e artisti in fondo non hanno sempre parlato del loro “metaverso”? Filosofi e psicologi non hanno sempre tentato di trovare e di indicarci un modo per andare “oltre“ e per affrontare la vita ?
I due geniali registi Daniel Kwan e Daniel Scheinert rinunciano al metodo tradizionale di fare cinema: sono giovani, appartengono al tempo dei videogiochi, delle battaglie in universi paralleli. Oggi i nostri giovani comunicano on line in rete con ragazzi che neanche conoscono e si affrontano in mondi virtuali alleandosi o combattendo nelle stesse identiche sfide. Si è detto che questo film sia soprattutto per loro, per riportarli al grande schermo. Non sono sicura che questo accadrà, ma sono certa che anche visto in piattaforma a loro questo film piacerà tanto.
È un film “libero” che lascia spazio a ciascuno di noi di trovarci qualcosa. Mettetevi comodi, spogliatevi dei pregiudizi, lasciatevi andare, sorridete, non fatevi troppe domande e forse alla fine troverete delle risposte.
Cosa fai quando la vita si accanisce contro di te ? Ti estranei, voli via, torni indietro, immagini un finale diverso. Ecco una delle risposte.  Cosa fai quando cerchi un canale per comunicare con tuo figlio ? Ti sposti dove puoi catturare la sua attenzione. Ecco un’altra delle risposte. E ciascuno potrà trovarci, tra una scena alla Quentin Tarantino e una alla Stanley Kubrick, in una infinita serie di riprese frenetiche che ti catturano, le sue personalissime spiegazioni .
Un’ultima considerazione riguarda la possibilità che il film sia stato anche premiato perché asiatico, sebbene i registi siano americani. Può darsi. Il mondo asiatico non può e non vuole essere ignorato e, lo sappiamo, va molto più veloce di quello occidentale .
Da vedere anche solo per farsene un’idea.
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Chapeau, come sempre, alla cara Antonella De Francesco, per la sua accattivante e per me azzeccatissima riflessione su questo film strapremiato. E poiché  più che mai mi riconosco nella sua recensione brillante e molto profonda., per questa volta e in via eccezionale aggiungo anche il mio pensiero, che ho pubblicato qualche giorno fa sul mio profilo Facebook. L’analisi di Antonella è certamente molto più “cinematografica” della mia, ma in linea generale pensiamo le stesse cose e soprattutto che valga comunque la pena vederlo

di Gaetano Perricone

Uscendo decisamente frastornato dalla visione del film dei 7 Oscar – non ho resistito alla curiosità e ci sono andato subito – ho ricordato di avere provato le stesse sensazioni quando, adolescente, andai a vedere per la prima volta 2001 Odissea nello spazio, che adoro e considero tra i più belli della mia vita: Everything Everywhere All At Once, come e per certi versi più del capolavoro di Stanley Kubrick, è opera senza alcun dubbio super geniale e dirompente, piena di suggestioni, incredibilmente rivoluzionaria, spettacolare e affascinante come vuole il grande cinema, che ci proietta quasi con violenza, non fisica, dentro un futuro molto più vicino di quanto immaginiamo.

E poi mi sono sentito “boomer” al top, mai come in questa occasione: anziano, direi vecchio, di fronte a una evoluzione tecnologica velocissima, ogni giorno in senso letterale più avanti del giorno precedente, alla quale si fa una gran fatica ad andare appresso anche con una mente molto aperta come la mia.

E comunque, grazie a questo film straordinario dal punto di vista della tecnica cinematografica e non solo, ho finalmente capito in concreto cosa sia questa diavoleria del Multiverso, insieme di mondi virtuali paralleli al tuo che da un lato ti attraggono in modo irresistibile, dall’altro ti proiettano in un vortice destabilizzante e perfino pericoloso per la tua mente e la tua anima. Ma ho anche capito – spero di non essere il solo e dunque di non avere capito proprio niente –  che il grande messaggio che i due evidentemente bravissimi registi vogliono dare, dopo una serie lunga 140 minuti di folli incursioni in tanti onirici universi e di formidabili scontri all’insegna del kung fu nella tradizione del miglior Bruce Lee, è che l’AMORE tutto maiuscolo, molto semplice, comune, autentico, di questa Terra, è la cosa che ancora conta di più e per sempre conterà di più anche nel Multiverso.

Non scrivo nulla di più per non spoilerare odiosamente per chi, immagino saranno tantissimi anche tra voi amici, vorranno vedere questo film assolutamente lontano dai canoni di bellezza cinematografica che conosciamo, che farà anche legittimamente storcere il muso ai cinefili dal palato fine e dalla puzzetta sotto il naso, ma che sicuramente è ed è destinata a restare nella meravigliosa storia del cinema come opera “spartiacque” dal punto di vista della tematica, certamente originalissima, anche molto divertente. A mio avviso, aggiungo ovviamente, tutto a mio avviso, ma non credo soltanto mio, visti i tanti premi ricevuti a Los Angeles. Tutti davvero meritati: al film, ai Daniels, Daniel Kwan e Daniel Scheinert, registi e sceneggiatori, alla stratosferica protagonista Michelle Yeoh, al suo mite e tenace marito Ke Huy Quan, alla formidabile stravagante, grandissima Jamie Lee Curtis, al signor Paul Rogers per il fantastico montaggio ed editing. Tutto molto ben fatto e, secondo me, da vedere per non perdere una pagina significativa della storia degli Oscar e del cinema in generale. A proposito: credo lo possano vedere tutti, i ragazzini nativi digitali si divertiranno e appassioneranno come i matti, spero cogliendone il messaggio profondo

Antonella De Francesco

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